“L’uomo nel lampo”, Paolo Jannacci & Stefano Massini al Festival di Sanremo 2024

Ebbene sì, anche in un sito di Sicurezza sul Lavoro, si può parlare del Festival della Canzone Italiana. Lo facciamo a seguito, e grazie, all’intervento proposto da Stefano Massini, scrittore e drammaturgo, vincitore quest’anno del Premio Flaiano per il teatro, oltre a una serie numerosa di riconoscimenti di cui questo è solo l’ultimo esempio, e Paolo Jannacci, figlio dell’indimenticato Enzo, musicista e paroliere che ha sempre un occhio di riguardo per il pensiero critico e per la cronaca di tutti i giorni. I due artisti sono saliti sul palco dell’Ariston per tributare, un brano a tutti i coinvolti in infortuni mortali sui luoghi di lavoro.

Vengono annunciati da Amadeus alle 22:19, tre minuti in anticipo sulla scaletta, con un pianoforte a mezza coda al quale siede Jannacci e un microfono al quale Massini, senza voler nascondere alcuna emozione, recita la sua parte.
La canzone racconta di un padre, un giovane padre, appena diventato padre, coinvolto in un’esplosione sul luogo di lavoro e del quale ora non resta che una fotografia, una fotografia appesa in salotto, tutto quello che il figlio può avere: non un ricordo, non una voce, non un abbraccio, solo una fotografia con gli occhi chiusi e il viso scuro.

Quel bambino che crescerà senza una figura paterna, è ciascuno di noi: nel 2023 ogni giorno quattro persone non hanno varcato la porta di casa, non hanno ricevuto un saluto dalla propria famiglia, non hanno avuto la possibilità di un litigio o una carezza, numeri importanti di cui ci siamo occupati nel precedente articolo Pubblicati i Dati INAIL 2023

L’interpretazione è sentita, entrambi i protagonisti hanno la voce rotta e trattengono a stento le lacrime. La canzone è semplice, composta da due strofe recitate, due ritornelli e una conclusione, ma le parole sono pesate, studiate per muovere qualcosa tra lo stomaco e la rabbia. Non si può continuare a morire per lavorare, per sopravvivere a un continuo aumentare del costo della vita che ci rende sempre più obbligati a scendere a compromessi.

Dignità” è la parola su cui Massini porta l’attenzione, ma non una dignità paesana derivante dall’orgoglio, dal non subire la vergogna o di non cedere al pianto, è la dignità di ogni essere umano di avere diritti, i diritti fondamentali che ogni nazione, che tutto il mondo porta con sé e rappresentano la parte più profonda dell’animo umano. Facciamo in modo che questi diritti non restino solo un’evanescente idea scritta sulla teoria, diamo a ogni persona la possibilità esprimere il suo diritto alla libertà, il diritto di autodeterminarsi come individuo e, soprattutto, il diritto di non morire per portare in tavola un tozzo di pane alla propria famiglia.

È questo che cerchiamo di fare ogni giorno come Medica Work: sviluppare attraverso la formazione e la consulenza la cultura della sicurezza, un senso reale e pratico dell’argomento, un’applicazione pratica e coscienziosa. Sogniamo un mondo dove ogni persona conosca le proprie tutele e la stretta correlazione tra vita e lavoro, dove ognuno abbia insito nel proprio pensiero il diritto alla salute e, soprattutto, dove ogni bambino possa crescere felice e coccolato dai propri genitori.

In seguito il link per l’esibizione di Stefano Massini & Paolo Jannaci e il testo della canzone:
https://www.youtube.com/watch?v=C_bS0AG6y4Y

 “Ehi, ehi Michè,

Sono io Michè, questa voce lontana.

Dicono, sai la vita è strana

Ma più che strana è proprio bastarda

Ed io lo so perché mi riguarda.

Da quando il mio filo si è rotto

Sono una foto appesa in salotto

E in quella foto oltretutto…

Ma dai Michè son così brutto

Occhi chiusi, viso scuro…

Che se mi avessero detto giuro

Questa foto resterà di te

Accidenti Michè, mi sarei messo in posa:

1,2,3, flash, perfetto.

Sono io, sì, sono l’uomo di cui ti hanno detto

Che un lampo mi portò via

E di me non resta, che una fotografia.

C’era una volta un uomo che vide come un lampo

sorrise e alzò le mani come per abbracciarlo

L’uomo nel lampo che non è più tornato

Lo videro in quel lampo e lì si è addormentato

Proprio quel lampo che portò via mio padre

e che da quel momento è musica nel vento.

Sai Michè,

non è che sono solo in questo posto

C’è più folla che a Rimini ad agosto

Tutti come me finiti fuori pista

Tutti fuori dalla lista

Tutti con il marchio addosso di questo paradosso

Che il lavoro porta sotto terra

e l’operaio muore come in guerra.

Ma io Michè, io che ridevo anche dei guai

io, che la battuta non mi mancava mai,

Quando mi dicono: “la fabbrica è una miniera”

No, piuttosto è una galera

Perché loro si fanno l’ora d’aria

e pure noi, nel senso che saltiamo in aria…

E nelle fiamme di 6 metri e via..

Passi da uomo a fotografia.

C’era una volta un uomo che vide come un lampo

sorrise e alzò le mani come per fermarlo.

L’uomo nel lampo che non è più tornato

Lo videro in quel lampo

Questo lampo non ha odore ne colore

Il lampo uccide ma senza far rumore

Poi ti guardi ad uno specchio

E lì vorresti perdonare.

E vabè, basta dai…

Da questa foto mi guardo intorno

E non ho smesso un solo giorno

in silenzio fotografato e muto di dirti:

“ciao Michè, sono il padre che non hai conosciuto” “

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